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  • EREMO DI CAMALDOLI

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CAMALDOLI

E’ stata una giornata ricca di emozioni. Il mio girovagare questa sera termina in questo paesino immerso nel verde. La mattina dopo proseguo per Camaldoli e dopo aver attraversato le località di Avena e Moggiona arrivo al monastero dei Camaldolesi. Inizio la visita degli antichi chiostri, la pietra possente che ha dato forma a colonne pilastri e capitelli e immagino qualche scena di vita medievale con monaci intenti a pregare e a meditare. Il silenzio avvolge tutto, non mi accorgo se vivo o se sogno. Dai chiostri proseguo la chiesa, elegante esempio di barocco toscano.

Qui Giorgio Vasari ha voluto, a suo modo,omaggiare il luogo dipingendo una delle più belle tavole (La Deposizione, La Natività, La Madonna e Santi). Prima di lasciare il monastero non posso non recarmi all’ antica Farmacia, fondata nel XV secolo. Ancora oggi negli armadi sono esposti oggetti e vasellame che riportano lontano nel tempo. Decido di raggiungere l’Eremo a piedi, ricalcando il vecchio sentiero che i monaci per secoli hanno percorso. Nella foresta immensa e maestosa mi sento tanto piccolo.
Camaldoli: mille anni di storia, spiritualità e monachesimo in Casentino. Nel 1012, infatti, il monaco benedettino Romualdo eresse in un luogo montano chiamato Campo Amabile, l’attuale Eremo di Camaldoli, le primi cinque celle ed un piccolo oratorio. Successivamente il monaco, poi San Romualdo, riorganizzò a mo’ di ospizio, una già esistente struttura realizzata pochi anni prima dai monaci di Prataglia. Tale struttura si trovava poco più a valle dell’Eremo, l’attuale Monastero di Camaldoli. Da visitare all’Eremo di Camaldoli sono la Cella di San Romualdo e la Chiesa interamente ricostruita nel ‘600 dopo un rovinoso incendio. Il suo interno in stile “baroccheggiante” è in deciso contrasto con l’ambiente e l’architettura circostante. La facciata e i due campanili sono d’inizio secolo XVIII. Belle opere d’arte impreziosiscono l’edificio religioso. Di grande fascino e molto suggestivo è comunque tutto l’ambiente eremo, in particolar modo la zona delle celle eremitiche, visibile ma non accessibile. Più a valle, come gia detto sopra, il piccolo ospizio divenne dopo qualche secolo l’austero ed imponente Monastero di Camaldoli che oggi conosciamo. Da vedere, oltre che al complesso monastico nel suo insieme, sono i chiostri interni, in particolare il primo, quello di Maldolo che prende il nome dal Conte Maldolo donatore dei terreni dove si trovano Eremo e Monastero, l’antica farmacia e la Chiesa dedicata ai Santi Donato e Ilariano. Questa, più volte ricostruita nel corso dei secoli, (l’ultima volta nella seconda metà del secolo XVIII) presenta al suo interno uno stile barocco ed è impreziosita da sette tavole del grande pittore aretino Giorgio Vasari. Tali opere erano state commissionate all’artista per la precedente chiesa realizzata ad inizio ‘500.
Camaldoli è un noto luogo di fede non solo per il Casentino e la Toscana, ma sicuramente per tutta l’Italia, si svolgono periodicamente incontri, convegni, momenti ricreativi per il rafforzamento dell’interiorità umana.
L’Eremo ed il Monastero si trovano nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Inoltre, Camaldoli è azienda produttrice di prodotti agricoli genuini, il particolare il vino. La sede di questa attività è Villa Mausolea, nei pressi di Soci, Bibbiena. Un bello ed imponente edificio seicentesco completamente restaurato nel 2007.
Comunità monastiche camaldolesi sono presenti ininterrottamente in Italia dall'inizio del secolo XI ai giorni nostri: un radicamento di 10 secoli vitale e dialogante anche nel presente.

I primi insediamenti eremitici sono avvenuti nei secoli XI e XII sulle montagne dell'Appennino (Toscana, Marche, Umbria). A questa fase di radicamento e diffusione segue un periodo di stasi (secolo XIV), incalzato da una seconda fase espansiva, anche nelle aree urbane, nei secoli XV e XVI, quando la presenza camaldolese in Italia si diffonde da nord a sud, raggiungendo circa 100 sedi fra eremi e monasteri: Veneto e Piemonte, Lazio, Sardegna.

Nel secolo XVII avviene una fase espansiva delle comunità camaldolesi che seguono la Regola della Congregazione di Monte Corona, caratterizzata da una accentuata centralità del profilo eremitico di vita monastica.

Nel secolo XIX, con gli eventi connessi alla soppressione degli ordini religiosi e dell'incameramento dei loro patrimoni fondiari, monumentali, artistici, librari e archivistici da parte dello Stato, la comunità camaldolese si disperde per riaggregarsi a fine Ottocento riprendendo possesso del monastero di Fontebuona e dell'eremo di Camaldoli.

Alle comunità eremitiche maschili si affianca verso la fine del secolo XI la prima comunità camaldolese femminile di S. Pietro di Luco in Mugello (Toscana) per iniziativa di Rodolfo, IV priore generale del'Eremo di Camaldoli.
Le comunità femminili sono assai meno studiate di quelle maschili: in Italia la più antica e attiva ai giorni nostri è quella del Monastero di S. Giovanni Evangelista in Pratovecchio (Arezzo) la cui fondazione risale al secolo XII, con dotazioni patrimoniali donate dalla famiglia dei conti Guidi.
La presenza camaldolese in Europa è rilevabile, oltre che in Italia, nelle seguenti aree: Francia, Polonia, Ungheria, Austria. Ai giorni nostri le comunità camaldolesi extraeuropee sono situate nei seguenti Paesi: Stati Uniti, India, Tanzania e Brasile.
 

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